La leggenda del Canyon Rio Sass in Val di Non

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Dall’estate 2023 il Canyon Rio Sass di Fondo in Val di Non è visitabile anche la sera illuminato da un impianto a led colorati.

N.B.: il presente racconto è di pura fantasia, ispirato da un visita notturna.

C’era una volta -anzi, molto più di una volta, milioni di anni fa- un’enorme distesa di ghiaccio laddove oggi c’è una delle valli più verdi e rigogliose delle Alpi: la Val di Non. In quelle gelide terre la vita faticava a seguire il suo corso, per via della temperatura molto fredda e del forte vento che sferzava i terreni gelati. Eppure lì vivevano delle strane e piccole creature che formavano delle immense colonie simili a quelle delle formiche, che popolavano quelle vaste lande ghiacciate ed erano alla perenne ricerca di qualcosa di cui cibarsi. La loro casa si trovava in realtà molti metri sotto l’immensa coltre di ghiaccio, nella nuda roccia, dove il debole calore della terra permetteva un alito di vita. Sotto il ghiaccio, però, non vi erano risorse, e per tutto il tempo quegli esserini minuti dovevano risalire a turno verso la superficie e vagare per il territorio raccogliendo piccoli frammenti di ghiaccio nella speranza che contenessero un po’ di nutrimento portato dal vento e proveniente da terre lontane e più fertili. Le creature erano bianche come la neve, ma appena raggiungevano la superficie assorbivano la debole luce del sole e assumevano un colore brillante che variava a seconda di ciò di cui riuscivano ad alimentarsi. Si vedevano così punti e piccole chiazze di colore spuntare in ogni dove: rosso, verde, giallo, viola, arancio, blu, fucsia, rosa, azzurro e mille altre sfumature. Una volta raccolto il frammento di ghiaccio, riprendevano la strada verso il loro rifugio sotterraneo, e nel farlo creavano bellissime forme colorate che sembravano danzare e mutare il loro profilo mosse dai forti venti. Attraverso stretti, lunghi e tortuosi tunnel raggiungevano le profondità della terra, che venivano così illuminate da mille bagliori variopinti grazie alla luce assorbita dalle creature. Attraverso questi passaggi i frammenti di ghiaccio erano portati nel sottosuolo, dove venivano poi ammassati e velocemente si scioglievano. I rivoli d’acqua che si formavano scorrevano via lasciando sulle rocce tutti i nutrienti, che altre creature raccoglievano e trasportavano nei depositi sotterranei per conservarli e distribuirli a tutti gli abitanti che, a loro volta, iniziavano a brillare. E quella luce colorata che punteggiava il buio diventava simbolo di vita e prosperità.

L’acqua fluiva, lentamente e costantemente, e col tempo erodeva la roccia formando nella terra solchi prima leggeri, poi sempre più evidenti.

I millenni passarono e gradualmente le temperature della terra cominciarono a salire rendendo più facile per le piccole creature trovare il cibo e sopravvivere. Iniziarono a trascorrere più tempo in superficie, e più restavano esposte alla luce, più i loro colori diventavano intensi e brillanti.

Sulle rocce sotterranee, intanto, i solchi divennero sempre più fitti e profondi, ma ci vollero ancora altri millenni prima che tutto il ghiaccio si sciogliesse. L’acqua, che seguiva le fenditure, le ingrandì così tanto da formare veri e propri canyon sotterranei dalle strane forme. E le creature, che intanto si erano evolute, finirono per lasciare il buio di quelle profonde gole che per così tanto tempo avevano rallegrato con il loro chiarore multicolore.

Oggi, nelle notti estive, quei canyon tornano ad illuminarsi grazie a speciali luci che ricordano proprio gli industriosi esserini di un tempo che, forse, sono gli antenati di tutti gli animali, e che -chissà, a noi piace pensarlo!- forse sono all’origine dei colori sgargianti della frutta che, rigogliosa, cresce in questa valle.

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